Alzheimer, la malattia si sviluppa più velocemente nelle donne

Morbo di Alzheimer: una patologia neurodegenerativa che provoca un declino dal punto di vista cognitivo e fisico.

Si tratta di una malattia che si sviluppa in maniera progressiva, è però irreversibile e al momento i ricercatori di tutto il mondo sono impegnati nella ricerca di una cura valida. Rappresenta oggi il 50/80% delle forme di demenza e l’incidenza aumenta con l’avanzare dell’età. Si stima infatti che colpisca soggetti dai 65 anni in su, andando anche a minare la parola e la deambulazione, negli stadi più avanzati. A soffrirne sono oltre 50 milioni di individui nel mondo, un numero che è destinato a salire: l’Alzheimer’s Disease International ha infatti stimato che nel 2030 saranno circa 75 milioni le persone che ne saranno affette.

Secondo uno studio del “Women’s Brain Project”, il deterioramento cognitivo dell’Alzheimer è molto più veloce nelle donne e sono proprio loro a esserne maggiormente colpite. I motivi? La maggior parte dei fattori di rischio di questa patologia, ad esempio la depressione, colpiscono per lo più il genere femminile. I caregiver, ovvero coloro che si prendono cura di persone care affette da disabilità o da malattie croniche, sono quelli che corrono maggiormente questo rischio. L’80% di questi soggetti sono donne e spesso le loro condizioni socio-economiche non sono tra le migliori, motivo per cui possono incorrere in disturbi anche gravi come la già citata depressione, ma anche l’insonnia.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature e rileva che, seppur le donne siano più immuni all’Alzheimer nella fase precedente ai primi sintomi rispetto agli uomini, ma una volta manifestata, la patologia accelera il declino cognitivo proprio su di loro. Una differenza che non è ancora chiara ai ricercatori, tuttavia si ipotizza che sia la presenza degli estrogeni a tutelare il cervello delle donne, protezione che però viene meno con la menopausa. Lo studio ha inoltre rilevato che nei test utilizzati in fase iniziale per la diagnosi della patologia, il genere femminile riscontra un punteggio migliore rispetto all’altro sesso, ma potrebbe essere proprio questo all’origine di errori in fase di diagnosi.

Lo studio non è ancora stato completato e i dati registrati fino a ora dovranno essere confermati da altre analisi attualmente in corso.

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